{"id":18830,"date":"2019-06-28T13:47:07","date_gmt":"2019-06-28T12:47:07","guid":{"rendered":"https:\/\/bonaveri.com\/?p=18830"},"modified":"2019-07-01T15:17:40","modified_gmt":"2019-07-01T14:17:40","slug":"lestetica-camp-mostra-met","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/bonaveri.com\/it\/mostre\/lestetica-camp-mostra-met\/","title":{"rendered":"L\u2019estetica del camp in mostra al Met"},"content":{"rendered":"\n<p>New York, 16 maggio 2019 \u2013 Come ogni anno, il primo luned\u00ec di maggio vede l\u2019inaugurazione di una nuova mostra organizzata dal Costume Institute al Metropolitan Museum of Art in New York.\nQuest\u2019anno Andrew Bolton &#8211; capo curatore del Costume Institute \u2013 \u00e8 partito dal saggio di Susan Sontag &#8220;Notes on Camp&#8221; (1964) per definire il tema conduttore della nuova mostra. <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCamp: Notes on Fashion\u201d esplora le origini dell\u2019estetica camp e come questa si sia evoluta dall\u2019avere un ruolo marginale al giocare un\u2019influenza importante sulla cultura di massa.  Il saggio di Susan Sontag fa da filo conduttore nel percorso di ricerca che esamina e spiega l\u2019impatto di questa cultura nel lavoro di designers e maison di moda. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019etimologia della parola deriva dal francese se camper: mettersi in posa ostentata. \u201cSi percepisce l\u2019essere camp di oggetti e persone nel momento in cui interpretano un ruolo\u201d spiega Susan Sontag nel saggio Notes on Camp, con cui nel 1964 aveva coniato il termine analizzandolo in ogni suo aspetto attraverso un elenco di 58 punti. \nCamp significa \u201cironia, umorismo, parodia, artificio, teatralit\u00e0, eccesso, stravaganza e nostalgia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La mostra esplora le origini dell\u2019eccentrica sensibilit\u00e0 estetica camp &#8211; l\u2019uso deliberato, consapevole e sofisticato del kitsch, l\u2019amore per l\u2019innaturale e l\u2019artificio \u2013 e illustra l\u2019evoluzione di questo stile fino alla sua affermazione come importante riferimento culturale. <\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">I Manichini Bonaveri<\/h4>\n\n\n\n<p>In un percorso espositivo che esplora standard estetici, i manichini sono di fondamentale importanza, offrendo essi stessi degli elementi di interpretazione del messaggio. Il Costume Institute si \u00e8 rivolto a Bonaveri per cercare i modelli pi\u00f9 adatti ad interpretare l\u2019estetica del camp. Per l\u2019occasione sono stati selezionati e personalizzati 147 manichini scelti fra gli iconici modelli femminili della collezione Schl\u00e4ppi 2200 e quelli maschili di TRIBE, collezione camaleontica ed eclettica che al meglio interpreta lo spirito della giovinezza. Tutti i modelli in bianco e rosa opaco.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">La Mostra<\/h4>\n\n\n\n<p>Il percorso si compone di circa 250 oggetti, tra abbigliamento femminile, maschile, sculture dipinti e disegni, dal 17\u00b0 secolo ad oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>La sezione di apertura della mostra identifica l\u2019origine del camp a Versailles, durante le corti reali di Luigi XIV e Luigi XV, concentrandosi poi sulla figura del dandy come riferimento ideale di questa estetica e indagando le sottoculture queer dell&#8217;Europa e dell&#8217;America tra la fine del XIX secolo e l&#8217;inizio del XX. \nUn percorso espositivo quasi interamente focalizzato sulla moda, snodato attraverso 170 pezzi, tutti riconducibili ai 58 criteri indicati da Susan Sontag nel suo saggio.<\/p>\n\n\n\n<p>La mostra si apre con gli abiti ispirati a Versailles disegnati da Karl Lagerfeld per la collezione Chanel inverno 1987 e prosegue tra le creazioni surrealiste di Elsa Schiapparelli, il gusto pop di Marc Jacobs, il lavoro di Franco Moschino, le sculture di piume e farfalle del suo successore Jeremy Scott. L\u2019elenco dei casi che rappresentano l\u2019estetica camp spazia dal passato al presente, dai costumi della corte del Re Sole all\u2019 estetica queer, dall\u2019art Nouveau alla pop art. Come affermava Oscar Wilde, uno degli autori che maggiormente incarna l\u2019estetica camp, \u201cSi dovrebbe essere un\u2019opera d\u2019arte o indossare un\u2019opera d\u2019arte\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Sontag reperisce tracce del camp non solo nel cinema di Busby Berkeley e in dive come Mae West, ma persino nel General de Gaulle; e ancora, nel Lago dei cigni, nei fumetti di Flash Gordon, in Caravaggio, nelle cineserie e nell\u2019intera Art Nouveau.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-style-large is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>La natura dirompente del Camp e la sovversione dei valori estetici moderni sono spesso stati banalizzati, ma questa mostra vuole rivelare la profonda influenza sia sull&#8217;arte alta sia sulla cultura popolare. Tracciando la sua evoluzione e mettendo in luce i suoi elementi determinanti, la mostra incarna la sensibilit\u00e0 ironica di questo audace stile, sfidando le comprensioni convenzionali di bellezza e gusto e stabilendo il ruolo fondamentale che questo importante genere ha avuto nella storia dell&#8217;arte e della moda.<\/p><cite>Max Hollein, direttore del Met<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>In mostra ci sono creazioni di numerosi stilisti e maisons, tra cui: Giorgio Armani, Sarah Burton (per Alexander McQueen), Nicolas Ghesqui\u00e8re (per Louis Vuitton), John Galliano, Karl Lagerfeld, Stella McCartney, Yves Saint Laurent, Silvia Venturini Fendi, Christian Dior, Gianni Versace, Vivienne Westwood, Christian Lacroix, Alessandro Michele.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Met Gala<\/h4>\n\n\n\n<p>La mostra \u00e8 stata preceduta dall\u2019annuale serata di gala di beneficenza, presieduto da Lady Gaga, Alessandro Michele, Harry Styles, Serena Williams e Anna Wintour.<\/p>\n\n\n\n<p>La mostra &#8211; resa possibile da Gucci con il supporto di Cond\u00e9 Nast &#8211; \u00e8 stata organizzata da Andrew Bolton (capo curatore del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art a New York), Karen Van Godtsenhoven, associate curator e Amanda Garfinkel, assistant curator.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Camp: Notes on Fashion<\/strong>\nThe Met Fifth Avenue\n1000 Fifth Avenue, New York\n9 maggio&nbsp; \u2013&nbsp; 8 settembre 2019\n<strong><a href=\"https:\/\/www.metmuseum.org\/exhibitions\/listings\/2019\/camp-notes-on-fashion\">www.metmuseum..org\/camp<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Bonaveri<\/h2>\n\n\n\n<p>Fondata nel 1950 a Renazzo di Cento (FE), oggi vuole semplicemente dire Manichino d\u2019eccellenza, e ovunque sia la moda di qualit\u00e0 &#8211; in un negozio, in un museo, in un allestimento scenografico &#8211; l\u00e0 si trovano i manichini Bonaveri.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aver saputo saldare la capacit\u00e0 manifatturiera con una ricerca visionaria del senso della forma, ha consentito all\u2019azienda di accompagnare la nascita, definizione e affermazione dell\u2019industria della moda.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi Bonaveri produce circa 20 mila manichini l\u2019anno, divisi nelle linee Bonaveri Artistic Mannequins, Schl\u00e4ppi e B By Bonaveri, nelle quali ricerca estetica, artigianalit\u00e0 e innovazione si incontrano.<\/p>\n\n\n\n<p>La sede &#8211; a Renazzo di Cento (FE) &#8211; \u00e8 un viaggio tra automazione e ispirazione. Visitandola \u00e8 possibile passare dai laboratori per la scannerizzazione digitale dei corpi all\u2019atelier di scultura dove &#8211; come in una bottega rinascimentale \u2013 un gruppo di scultori modellano argilla e gesso per comporre figure.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto con i maggiori brand della moda l\u2019ha portata ad eccellere nella creazione di manichini personalizzati, per la capacit\u00e0 di coniugare le esigenze di vestibilit\u00e0 con quelle estetiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2016 Bonaveri \u00e8 stata la prima azienda al mondo a presentare un manichino biodegradabile, mettendo a punto una nuova bioplastica \u2013 il BPlast, composta al 72% da derivati della canna da zucchero \u2013 trattata con vernici BPaint: una serie di colorazioni realizzate esclusivamente con pigmenti e solventi naturali.<\/p>\n\n\n\n<p>Etica ed estetica non sono mai state cos\u00ec vicine.<\/p>\n\n\n\n<p>Images Courtesy of The Metropolitan Museum of Art, New York<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nuova mostra del Costume Institute al Metropolitan Museum di New York mette in scena l&#8217;estetica di Camp su manichini Schl\u00e4ppi 2200 e Tribe.<\/p>\n","protected":false},"author":15,"featured_media":18698,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"site-sidebar-layout":"default","site-content-layout":"","ast-site-content-layout":"default","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","ast-disable-related-posts":"","theme-transparent-header-meta":"","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"default","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"footnotes":""},"categories":[240],"tags":[3253,233,1488,4351],"class_list":["post-18830","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-mostre","tag-mostre-di-moda","tag-new-york","tag-new-york-it","tag-the-met-museum"],"acf":{"header_video":"","it_post_quote":"Dal 9 maggio all\u20198 settembre 2019, al Metropolitan Museum di New York, la mostra \u201cCamp: Notes on Fashion\u201d organizzata dal Costume Institute esplora le origini dell\u2019estetica Camp, la sua evoluzione e influenza nella cultura di massa. 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