L’estetica del camp in mostra al Met

La nuova mostra del Costume Institute al Metropolitan Museum di New York mette in scena l’estetica di Camp su manichini Schläppi 2200 e Tribe.

Dal 9 maggio all’8 settembre 2019, al Metropolitan Museum di New York, la mostra “Camp: Notes on Fashion” organizzata dal Costume Institute esplora le origini dell’estetica Camp, la sua evoluzione e influenza nella cultura di massa. Ad accompagnare il racconto, l’eccellenza Made in Italy dei manichini di Bonaveri.

Nemo Monti | 28 Giugno 2019

New York, 16 maggio 2019 – Come ogni anno, il primo lunedì di maggio vede l’inaugurazione di una nuova mostra organizzata dal Costume Institute al Metropolitan Museum of Art in New York. Quest’anno Andrew Bolton – capo curatore del Costume Institute – è partito dal saggio di Susan Sontag “Notes on Camp” (1964) per definire il tema conduttore della nuova mostra.

“Camp: Notes on Fashion” esplora le origini dell’estetica camp e come questa si sia evoluta dall’avere un ruolo marginale al giocare un’influenza importante sulla cultura di massa. Il saggio di Susan Sontag fa da filo conduttore nel percorso di ricerca che esamina e spiega l’impatto di questa cultura nel lavoro di designers e maison di moda.

L’etimologia della parola deriva dal francese se camper: mettersi in posa ostentata. “Si percepisce l’essere camp di oggetti e persone nel momento in cui interpretano un ruolo” spiega Susan Sontag nel saggio Notes on Camp, con cui nel 1964 aveva coniato il termine analizzandolo in ogni suo aspetto attraverso un elenco di 58 punti. Camp significa “ironia, umorismo, parodia, artificio, teatralità, eccesso, stravaganza e nostalgia”.

La mostra esplora le origini dell’eccentrica sensibilità estetica camp – l’uso deliberato, consapevole e sofisticato del kitsch, l’amore per l’innaturale e l’artificio – e illustra l’evoluzione di questo stile fino alla sua affermazione come importante riferimento culturale.

I Manichini Bonaveri

In un percorso espositivo che esplora standard estetici, i manichini sono di fondamentale importanza, offrendo essi stessi degli elementi di interpretazione del messaggio. Il Costume Institute si è rivolto a Bonaveri per cercare i modelli più adatti ad interpretare l’estetica del camp. Per l’occasione sono stati selezionati e personalizzati 147 manichini scelti fra gli iconici modelli femminili della collezione Schläppi 2200 e quelli maschili di TRIBE, collezione camaleontica ed eclettica che al meglio interpreta lo spirito della giovinezza. Tutti i modelli in bianco e rosa opaco.

La Mostra

Il percorso si compone di circa 250 oggetti, tra abbigliamento femminile, maschile, sculture dipinti e disegni, dal 17° secolo ad oggi.

La sezione di apertura della mostra identifica l’origine del camp a Versailles, durante le corti reali di Luigi XIV e Luigi XV, concentrandosi poi sulla figura del dandy come riferimento ideale di questa estetica e indagando le sottoculture queer dell’Europa e dell’America tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. Un percorso espositivo quasi interamente focalizzato sulla moda, snodato attraverso 170 pezzi, tutti riconducibili ai 58 criteri indicati da Susan Sontag nel suo saggio.

La mostra si apre con gli abiti ispirati a Versailles disegnati da Karl Lagerfeld per la collezione Chanel inverno 1987 e prosegue tra le creazioni surrealiste di Elsa Schiapparelli, il gusto pop di Marc Jacobs, il lavoro di Franco Moschino, le sculture di piume e farfalle del suo successore Jeremy Scott. L’elenco dei casi che rappresentano l’estetica camp spazia dal passato al presente, dai costumi della corte del Re Sole all’ estetica queer, dall’art Nouveau alla pop art. Come affermava Oscar Wilde, uno degli autori che maggiormente incarna l’estetica camp, “Si dovrebbe essere un’opera d’arte o indossare un’opera d’arte”.

Sontag reperisce tracce del camp non solo nel cinema di Busby Berkeley e in dive come Mae West, ma persino nel General de Gaulle; e ancora, nel Lago dei cigni, nei fumetti di Flash Gordon, in Caravaggio, nelle cineserie e nell’intera Art Nouveau.

La natura dirompente del Camp e la sovversione dei valori estetici moderni sono spesso stati banalizzati, ma questa mostra vuole rivelare la profonda influenza sia sull’arte alta sia sulla cultura popolare. Tracciando la sua evoluzione e mettendo in luce i suoi elementi determinanti, la mostra incarna la sensibilità ironica di questo audace stile, sfidando le comprensioni convenzionali di bellezza e gusto e stabilendo il ruolo fondamentale che questo importante genere ha avuto nella storia dell’arte e della moda.

Max Hollein, direttore del Met

In mostra ci sono creazioni di numerosi stilisti e maisons, tra cui: Giorgio Armani, Sarah Burton (per Alexander McQueen), Nicolas Ghesquière (per Louis Vuitton), John Galliano, Karl Lagerfeld, Stella McCartney, Yves Saint Laurent, Silvia Venturini Fendi, Christian Dior, Gianni Versace, Vivienne Westwood, Christian Lacroix, Alessandro Michele.

Met Gala

La mostra è stata preceduta dall’annuale serata di gala di beneficenza, presieduto da Lady Gaga, Alessandro Michele, Harry Styles, Serena Williams e Anna Wintour.

La mostra – resa possibile da Gucci con il supporto di Condé Nast – è stata organizzata da Andrew Bolton (capo curatore del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art a New York), Karen Van Godtsenhoven, associate curator e Amanda Garfinkel, assistant curator.

Camp: Notes on Fashion The Met Fifth Avenue 1000 Fifth Avenue, New York 9 maggio  –  8 settembre 2019 www.metmuseum..org/camp

Bonaveri

Fondata nel 1950 a Renazzo di Cento (FE), oggi vuole semplicemente dire Manichino d’eccellenza, e ovunque sia la moda di qualità – in un negozio, in un museo, in un allestimento scenografico – là si trovano i manichini Bonaveri.

L’aver saputo saldare la capacità manifatturiera con una ricerca visionaria del senso della forma, ha consentito all’azienda di accompagnare la nascita, definizione e affermazione dell’industria della moda.

Oggi Bonaveri produce circa 20 mila manichini l’anno, divisi nelle linee Bonaveri Artistic Mannequins, Schläppi e B By Bonaveri, nelle quali ricerca estetica, artigianalità e innovazione si incontrano.

La sede – a Renazzo di Cento (FE) – è un viaggio tra automazione e ispirazione. Visitandola è possibile passare dai laboratori per la scannerizzazione digitale dei corpi all’atelier di scultura dove – come in una bottega rinascimentale – un gruppo di scultori modellano argilla e gesso per comporre figure.

Il rapporto con i maggiori brand della moda l’ha portata ad eccellere nella creazione di manichini personalizzati, per la capacità di coniugare le esigenze di vestibilità con quelle estetiche.

Nel 2016 Bonaveri è stata la prima azienda al mondo a presentare un manichino biodegradabile, mettendo a punto una nuova bioplastica – il BPlast, composta al 72% da derivati della canna da zucchero – trattata con vernici BPaint: una serie di colorazioni realizzate esclusivamente con pigmenti e solventi naturali.

Etica ed estetica non sono mai state così vicine.

Images Courtesy of The Metropolitan Museum of Art, New York

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