Intervista con Kevin Arpino su Adel Rootstein

Kevin Arpino, colui che ha ricoperto il ruolo di direttore creativo della Rootstein per anni, racconta a Caterina Lunghi della sua esperienza passata

Caterina Lunghi ha raggiunto al telefono Kevin Arpino in partenza per gli Stati Uniti, dove lavora come direttore creativo per una galleria d'arte di Londa.

Caterina Lunghi | 28 April 2020

Kevin Arpino, nato a Londra, è una pietra miliare e anche un individualista, nell’industria del display, dei manichini e nell’arte, avendo lavorato per 31 anni alla Rootstein al fianco della fondatrice Adel Rootstein, pioniera dei manichini realistici, che hanno fatto la loro comparsa nel mondo e nel mercato negli anni’ 60 con la sua azienda inglese che portava il suo stesso nome.

Yasmin Le Bon and John Taylor in the Rootstein sculpting studio, London

Soprannominata la “Mercedes Benz dei manichini”, Arpino erta il direttore creativo presso la Rootstein Display Mannequins a Londra, curava il design dei manichini e anche l’immagine del marchio, concependo alcune delle sue maggiori e innovative collezioni, visi e corpi.

Abbiamo parlato con Kevin al telefono, mentre lui era in volo da Londra verso la California, dove si stava recando per lavorare come direttore creativo e commerciante per una galleria d’arte di Londra.

Al momento, con tutta la sua esperienza tra moda e arti visive, lui sovrintende mostre d’arte come la Art Basel a Miami e la Untitled Art Fair a San Francisco.

Cominciamo dall’inizio: Londra, Rootstein e te

Io ho iniziato negli anni’ 80, ma la storia dell’azienda risale agli anni’ 50. Adel Rootstein fondò l’azienda a fine anni’ 50 fabbricando parrucche e materiale scenico in un piccolo appartamento a Earl’s court. All’epoca lei si era resa conto che tutti i manichini dei negozi erano uguali. Quindi cominciò a creare manichini realizzati a mano, che sembravano più giovani, più affascinanti e più moderni, non delle figure informi! Lei inaugurò le sue collezioni, alcune erano molto belle, altre non proprio, con uno scultore di nome John Taylor, che disse che voleva lavorare con alcune modelle, in modo da poter modellare i manichini conformemente alle fascinose modelle del momento. Taylor continuò a lavorare alla Rootstein per 28 anni. Adel procurò alcune modelle e Taylor le riprodusse in creta. Le collezioni aumentarono e poi il punto di svolta arrivò quando fecero Twiggy … Adel fu molto intelligente nel proporla, dato che Twiggy divenne il volto degli anni’ 60. Nessun altro aveva mai fatto nulla di simile prima.

Fu sensazionale! Twiggy è Twiggy, chiaro? E dopo di lei, Adel fece altri manichini basati su altre modelle o attrici. I grandi marchi volevano i loro abiti su manichini che ricordavano le modelle e le attrici del momento. Ecco spiegato come tutto iniziò.

Come sei stato coinvolto nel mondo dei manichini di Adel?

All’inizio io ero un cliente della Rootstein. Stavo lavorando con altri in quel periodo, occupandomi di visual  merchandising, di insegnare, ma ho sempre avuto occhio per queste cose e penso si possa dire che Adel mi abbia scoperto. Naturalmente allora non si usava la parola “cacciatore di teste”, ma Adel riteneva che io avessi un certo stile e infatti l’avevo! Penso di averlo ancora, perché ho un occhio attento. Così allora volevano immettere dell’energia nuova nell’azienda. Lei fu sicuramente una visionaria.

Roostein’s sculpting studio was always a hive of activity; here John Taylor and Joanna Lumley work on the 1976 collection: ‘Leisure Pleasure Walk & Talk’

Così entrai in azienda nel 1983 penso, non ricordo esattamente, avevo 29 anni. Fu per me favoloso. Iniziai come assistente di Adel e successivamente lei mi chiese di creare mie collezioni e mi fece lavorare in equipe con un altro scultore e ben presto io sviluppavo le collezioni uomo e lei quelle donna. Ad un certo punto, lei desiderò tornare a scuola e infatti andò alla scuola d’arte e si laureò in Belle Arti. Era sempre in movimento, così era lei. Per questo presi il controllo del reparto design, lavorando assieme agli scultori che facevano due collezioni all’anno e che continuavano con nuove modelle. Alcune di loro erano già molto famose, altre diventarono famose. Naturalmente io entrai in confidenza con tutte loro.

Per esempio quali nomi?

Yasmin Le Bon, che era sposata con Simon Le Bon. Nel 1989 facemmo Dianne Brill, era una grande donna di club. Realizzammo un manichino fatto a clessidra, con una cintola minuscola, seni sfacciati, capelli color platino tirati su e un’espressione fantastica.Era favolosa; è davvero un’arte raggiungere questa bellezza di stile che assomigliava a gente reale.Volevano immettere energia nuova nell’azienda

Abbiamo fatto modelle come Erin O’Connor, Agyness Deyn, Coco Rocha.

Se loro potevano far vendere moda in una rivista, pensammo che avrebbero potuto far vendere moda in un negozio. Per citarne altri: Johanna Lumley, Karen Mulden, Ute Lemper, Saffron Burrows, Jodie kidd.Feci la mia amica Pat Cleveland, che fu la supermodella prima ancora che si sapesse cosa significasse quella parola.Feci anche sua figlia, la mia figlioccia di battesimo Anna Cleveland, che è davvero in voga e fu il volto del Met Gala alcuni anni fa.

John Taylor and Pat Cleveland in the Rootstein sculpting studio

E per quanto riguarda le collezioni uomo? “The Great Gadsby” e “The Young and Restless” sollevarono un grande brusio, i vostri manichini super magri sollevarono alcune critiche.

Facemmo una collezione uomo che comprendeva ragazzi muscolosi perché in quel periodo stilisti come Versace avevano iniziato ad essere famosi e il look dominante allora era quello con muscoli scolpiti e carnagione scura. Allora era in voga il super modello svedese Marcus Schenkenberg. Alla fine non usammo Marcus, ma un ragazzo di nome Chad White. I nostri manichini cercavano di riflettere cosa stava succedendo nel mondo della moda. Penso che Rootstein fosse più una azienda di moda che di display. Facemmo Naomi quando aveva solo 15 anni e non la usammo mai. E’ più bella ora, ad essere sincero. Poi facemmo ragazzi magrissimi perché questo è ciò che avveniva nelle sfilate di moda quali Gucci o Prada, tutti gli stilisti usavano ragazzi magrissimi. E così anche noi facemmo manichini magrissimi, ma venimmo criticati pesantemente per diffondere una negativa visione del corpo, anche se noi stavamo solo emulando ciò che il mondo della moda voleva da noi.

Quindi voi catturavate ciò che avveniva nella società.

Corretto, noi intercettavamo nella moda lo spirito del tempo.Facemmo molte celebrità: Joan Collins era un nome molto importante in quel momento, lei venne più di una volta nel corso degli anni.Di conseguenza io entrai in contatto con tutti questi personaggi molto influenti ed eravamo soliti frequentare tutti i clubs e ristoranti più affascinanti. Persino Studio 54, io c’ero.Cercavamo di riflettere cosa stava succedendo, non solo in Inghilterra ma anche nel mercato Americano, che era anche per noi molto grande.  Inoltre noi vendevamo i nostri manichini a Ralph Lauren, ai nuovi grandi negozi come Zara, H & M e anche ai grandi centri commerciali. Neiman Marcus e Bloomingdales.Eravamo conosciuti soprattutto per i nostri manichini realistici, ma a partire dagli anni 2000 iniziò la tendenza a non usare trucco e parrucca, che cominciavano ad essere ritenuti “fuori moda”.In alternativa si preferivano manichini lucidi, stilizzati e semplificati. Zara fu grande nel preannunciare questo cambiamento. Abbiamo realizzato anche un po’ di lavoro personalizzato, per esempio manichini speciali per Ralph Lauren.Dipendeva dalla situazione e dal marchio, ma abbiamo sempre cercato di stare al passo con le tendenze … così come cambiavano le mode, cambiavamo anche noi..

Dianne Brill brought a new energy and form to the Rootstein collection, breaking away from the shapes of the 1960s and 70s

Londra era il vostro quartier generale e il vostro parco giochi.

Il mio ufficio era a Chelsea. Poi ci spostammo in un edificio enorme a West Kensington, che includeva uffici, laboratori di design e showroom, persino atelier attrezzati per lavoro di sartoria, dove venivano realizzati outfits che seguivano le mode del momento. I manichini non potevano venire esposti nudi, loro avevano decoro, decenza, noi davvero facevamo in modo che fossero pervasi di vitalità. Naturalmente non posso fare a meno di citare gli atelier di scultura, dove realizzavamo gli stampi e i laboratori per la produzione in massa dei manichini. Ciò di cui la gente non si rende conto è che tutto veniva realizzato sul posto. Ma non avevamo un solo grande spazio, ma molti spazi sparsi per il mondo. Avevamo un ufficio a New York a Chelsea con uno showroom immenso, dove presentavamo le esposizioni di moda più elaborate. Una volta creammo uno show a tema brasiliano con una piscina e riempimmo lo showroom con una vera piscina. Un’altra volta facemmo tutto in tema arlecchino: tutto bianco e nero, con scene carnevalesche e manichini stile trapezisti. Ce ne sarebbe tanto da dire!

Negli anni‘ 80 e ’90 la musica e le scene dai clubs di Londra erano in auge, dal Punk al New Romantics. Influenzarono il vostro lavoro?

Moltissimo: arte, films, moda, musica, davvero sono tutti così interconnessi. Modelle che sposavano attori e cantanti famosi che sposavano modelle, ecc… Dovevamo tenerci sempre informati e la musica è sempre all’avanguardia. Anche oggi si ha Bieber per Calvin Klein o Harry Styles degli One Direction per Gucci e così via. Oggi ci sono influencers e bloggers che sono persino più importanti dei direttori di moda, che diventano loro stessi delle celebrità. Proprio come diceva McLuhan “Il mezzo è il messaggio”! Penso che oggi significhi più che altro curare una situazione di stile di vita: le vendite dei negozi sono in calo in modo allarmante nel mondo, ma in quegli anni le modelle uscivano con i musicisti e tutto era così collegato. Yasmin e Simon; Bon Jovi e Madonna facevano i modelli per Versace. Elton e la Principessa Diana erano migliori amici! Quindi la moda è sempre stata così onnipresente ed era molto affascinante essere a conoscenza per esempio di come Kate fosse in contatto con Pete Doherty.

Voi avete vissuto e lavorato in tempi audaci, incontrando persone stimolanti!

Era divertente! E noi abbiamo fatto un lavoro duro, onesto, fantastico. Non era tutto champagne, ostentazione e fascino, lavoravamo sodo. La gente veniva per vedere le nostre nuove collezioni, lanciate a Londra o New York e tutto questo era così entusiasmante. Avevamo un prodotto forte e ci siamo divertiti tanto. Avreste dovuto vedere!

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